Prima giornata della II settimana per la promozione della cultura Romanì e per il contrasto all’antiziganismo

“Abbiamo appreso a danzare dai nostri genitori, perché le tradizioni culturali si trasmettono di generazione in generazione”. Con queste parole Hanifa, Izeta, Monica e Sanfila hanno dato il via alla prima giornata della II settimana per la promozione della cultura Romanì e per il contrasto all’antiziganismo. Un incontro di socializzazione interculturale con musiche creative, danze sinuose, perché la più autentica espressione di un popolo è nei suoi balli e nella sua musica. I corpi non mentono mai. I movimenti delle braccia e delle mani richiamano le danze indiane, mediorientali, arabe e il flamenco, elementi di infiniti incontri tra culture e pratiche musicali nel corso dei tempi. Movimenti del corpo che partono dal centro e si allontanano verso la periferia con le mani protese nello spazio con movimenti che disarticolano il polso, le dita che richiamano l’attenzione dello spettatore. Danze che rafforzano il senso di comunità a cui tutti partecipano a partire dai bambini. E allora spazio anche alla chitarra e al violino, strumenti migranti che si incontrano nella potente voce del cantautore Dan e nell’emozionante canto di Caterina Melis.








