Anche chi governa deve interrogarsi sul significato del “superiore interesse del minore”

Pubblichiamo integralmente una riflessione della Associazione Antigone sulla condizione della giustizia minorile in Italia
“Un ulteriore e gravissimo passo nella trasformazione della giustizia minorile italiana da sistema fondato sulla funzione educativa e sulla responsabilizzazione a sistema sempre più orientato alla punizione e alla repressione.
Il governo, con uno schema di disegno di legge, ha proposto di introdurre l’imputabilità obbligatoria già dai 14 anni di età.
Una scelta, ancora una volta giustificata dal clamore mediatico collegato ai “maranza”, mentre i dati ci dicono che l’Italia non sta affrontando un’emergenza di criminalità minorile tale da giustificare una simile svolta. I dati disponibili non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa.
Invece di chiederci perché sempre più adolescenti entrino in contatto con il sistema penale, si continua a rispondere allargando il perimetro della punizione. Ma cosa pensiamo davvero di ottenere? Mandare un ragazzino in carcere non cambia magicamente la sua storia: rischia di comprometterne il futuro. Un adolescente non è un adulto in miniatura e non può essere trattato come tale.
Il sistema italiano di giustizia minorile è stato per decenni considerato un modello avanzato proprio perché fondato sulla centralità della persona minorenne, sulla funzione educativa, sulla responsabilizzazione e sulla ricerca di percorsi alternativi alla detenzione. Oggi quel modello è sottoposto a una progressiva erosione. La crescita della popolazione detenuta negli Istituti penali per minorenni, il sovraffollamento, l’aumento degli eventi critici e l’espansione dell’area penale sono il risultato di una risposta sempre più punitiva alla complessità delle vite dei più giovani.
La domanda non dovrebbe essere come punire prima, ma come intervenire prima. Prima che un ragazzo venga abbandonato, prima che la scuola lo perda, prima che i servizi sociali non riescano a intercettare il disagio, prima che una situazione di marginalità diventi una storia criminale. Il superiore interesse del minore non è un principio astratto. Significa riconoscere che l’adolescenza è una fase di crescita e trasformazione, nella quale gli interventi educativi e sociali possono ancora produrre cambiamenti profondi. La risposta alla devianza minorile deve quindi essere costruita intorno alla responsabilizzazione e all’educazione, non alla mera anticipazione della sanzione. L’educazione non è il contrario della sicurezza. È la sua condizione più solida.
Di questo stanno discutendo oltre 500 esperti negli Stati Generali della Giustizia Minorile, promossi da Antigone, Defence For Children – Italia e Libera. Il 26 novembre chiuderemo questo grande percorso partecipato a Roma. E abbiamo invitato la Presidente Meloni e il Ministro della Giustizia Nordio ad esserci e ascoltare.”
